Pater Josef Kentenich Portraits

Informazioni sul processo di beatificazione e canonizzazione

Il processo per la beatificazione e canonizzazione di Padre Kentenich si è aperto il 10 febbraio 1975 a Treviri.

 

La canonizzazione: il sì definitivo della Chiesa

A proposito della comunità dei viventi sulla terra e di quelli che già vivono al cospetto di Dio, la chiesa dice: “Se guardiamo veramente alla vita dei fedeli discepoli di Cristo, riceviamo nuovo impulso a cercare la città futura. Allo stesso tempo ci viene indicata una via del tutto sicura, mediante la quale ciascuno di noi, secondo il proprio stato e la propria situazione di vita, attraverso le vicissitudini terrene, può giungere alla piena comunione con Cristo, vale a dire alla santità."

 

Perciò è saggio far conoscere il dono divino che Dio ci fa nei santi e nelle persone paragonabili ai santi. Questo accade in una causa di beatificazione. La causa di beatificazione ad opera della chiesa è innanzitutto un atto di riconoscimento: la chiesa riconosce che la persona in questione ha condotto una vita secondo il Vangelo e può allo stesso tempo essere anche un modello di vita conforme al Vangelo. Nel caso di fondatori la causa di beatificazione include anche il riconoscimento della loro fondazione, della loro opera. Si riconosce come opera quella che si fa risalire ad un’ispirazione di Dio.

 

Intervista:
Il processo di beatificazione di Padre Kentenich

Qual è lo stato attuale del processo? 

Il processo si è aperto il 10 febbraio 1975 nella diocesi di Treviri, sette anni dopo la morte di Padre Kentenich. Nel corso di questi anni è stata raccolta una documentazione multiforme circa la sua fama di santità. Migliaia di persone di 92 paesi dei cinque continenti hanno detto espressamente  di affidarsi alla sua intercessione o di farsi guidare dal suo esempio. I numerosi scritti pubblicati dal Padre sono stati vagliati da quattro teologi, che hanno confermato che in essi non si trova nulla che contraddica la dottrina o la morale della chiesa. Più di cento testimoni hanno rilasciato la loro deposizione dinanzi al tribunale ecclesiastico. Ciò è di particolare rilevanza, giacché il processo è finalizzato a provare l’eroicità delle virtù nella vita del Servo di Dio. Ai  testimoni si domanda quali ricordi hanno di Padre Kentenich, quali esperienze abbiano avuto in contatti diretti con lui, spesso decennali. Essi possono deporre a favore o contro di lui, avanzare le loro richieste, esibire materiale documentario, etc...

Negli ultimi anni il lavoro si è concentrato sulla raccolta e la disamina degli scritti inediti: lettere di o dirette a Padre Kentenich, documenti personali, conferenze  e esercizi spirituali non pubblicati, etc… Una commissione di storici della chiesa e archivisti è stata incaricata di questo compito. La grande quantità degli scritti ha richiesto molto tempo ed energia. E’ stato richiesto materiale documentario in ben oltre 110 archivi ecclesiastici e statali. Sia nella selezione degli archivi,  sia in quella dei testimoni sono stati presi in considerazione i diversi luoghi nei quali Padre Kentenich visse o svolse la sua attività pastorale: Germania, Roma, Svizzera, USA, Brasile, Cile, Argentina, Uruguay, Sudafrica. Dopo che la commissione degli storici ha terminato il suo lavoro ed è stato emesso il decreto di non venerabilità, mancano adesso alcune formalità per chiudere la tappa diocesana del processo. Poi seguirà la fase decisiva a Roma. E’ impossibile dire quando questa si concluderà, tra l’altro perché per la beatificazione è necessario un miracolo. E nessuno può “organizzare” un miracolo, possiamo solo implorarlo.

 

Quali sono gli ostacoli che stanno rallentando il processo?

42 anni non sono assolutamente un periodo troppo lungo per il processo di beatificazione di un confessore. I processi dei martiri non durano in genere così tanto; nel loro caso non è neppure  necessario un miracolo. Processi come quello di Madre Teresa o Mons. Escrivá de Balaguer, che per ragioni diverse sono durati solo pochi anni, non possono essere presi come norma. Nel caso del processo di Padre Kentenich la sua lunga vita di 82 anni, ha avuto un peso, oltre all’enorme quantità dei suoi scritti, al fatto che dové confrontarsi con il nazionalsocialismo e ai circa quattro anni di prigionia nel campo di concentramento di Dachau, alle difficoltà che egli ebbe con la sua comunità, i Pallottini, ai quattordici anni di allontanamento dalla sua opera, che gli furono imposti dal Santo Uffizio del tempo, agli impulsi teologici e pastorali che da lui scaturirono e che in parte anticipavano già il Concilio Vaticano II e ad altro ancora.  Molti di questi temi hanno richiesto uno studio prolungato ed estremamente approfondito.

Oltre a ciò ci sono stati anche dei problemi nella conduzione formale del processo. Fu inaugurato quando era ancora in vigore la vecchia Costituzione, che è stata modificata nel 1983 e per questo si rese necessario ovviamente un nuovo avvio. La diocesi di Treviri esitò per molti anni nel nominare un successore del primo delegato vescovile, che era inaspettatamente venuto a mancare. Il successore si ammalava continuamente e ciò gli rendeva più difficile impegnarsi senza riserve. Oltre a ciò sino ad oggi non abbiamo ancora presentato alcun miracolo, che possa essere ricondotto all’intercessione di Padre Kentenich. L’apertura di un processo con miracolo accelera di norma il processo sull’eroicità delle virtù.

 

Quale vantaggio avrebbe la chiesa dalla canonizzazione di Padre Kentenich?

“I santi anche quelli anonimi, sono il più grande successo della chiesa”, ha detto di recente il cardinal Lustiger. Infatti essi sono una chiara testimonianza del fatto che i valori del Vangelo sono realizzabili e non possono essere ridotti ad una pura e semplice dichiarazione di buoni principi o ad un ideale irraggiungibile. Cristo ha annunciato che la sua missione è quella di donarci la vita, una vita in pienezza. Si può credere ad una vita simile, se essa non si è mai rivelata potentemente o in nessuno? Nella vita dei santi la forza trasformante della Grazia diviene visibile. Essi sono totalmente differenti l’un l’altro quanto alla personalità, alla loro particolare missione e al loro retroterra culturale. Ma a tutti è comune l’adesione incondizionata a Cristo. In modo del tutto diverso l’uno dall’altro essi ci aprono la strada per accedere al Vangelo e ci stimolano, attraverso il loro esempio, a viverlo.

La chiesa ne approfitta tutte le volte che può presentare al mondo una personalità che rispecchia l’amore, la solidarietà, la veracità, la bontà e la semplicità di Cristo. Non le è consentito ridurre il proprio messaggio ad un puro e semplice annuncio di verità di fede o di regole morali, bensì deve mostrare piuttosto esempi convincenti di vita condotta secondo il Vangelo. “La vita si accende con la vita” diceva Padre Kentenich. Quanto siamo grati ad un Paolo di Tarso, ad un San Francesco d’Assisi, ad una Teresa D’Avila, ad un S. Ignazio di Loyola! Ma quanto dobbiamo anche a testimoni del tutto modesti, che ci hanno trasmessola fede attraverso le loro parole e le loro opere! Una chiesa senza i santi - quelli noti come anche quelli sconosciuti- sarebbe una chiesa impoverita. Ovviamente è importante evitare un’inflazione di canonizzazioni; la quantità resta sempre di secondaria importanza. Sarebbe desiderabile innanzitutto la canonizzazione di cristiani del nostro tempo, in particolare di laici. A tal proposito si può mettere in rilievo in particolare il processo dell’architetto spagnolo Antonio Gaudì, del politico francese Robert Schumann, dell’ingegnere cileno Mario Hiriart e del padre di famiglia João Pozzobon.

 

E in che cosa consiste il contributo originale di Padre Kentenich?

“I santi sono le risposte dall’alto alle domande che vengono dal basso”, disse una volta Hans Urs von Balthasar. Oggi abbiamo molte domande perché viviamo in un’epoca di cambiamento radicale, che va avanti sempre più velocemente, che ha assunto una dimensione profonda e globale. Un grande impulso di Padre Kentenich per questo tempo è l’accettazione consapevole delle sue grandi sfide. “L’orecchio al cuore di Dio, la mano alle pulsazioni del tempo”, egli così descrive la sua personalità e la sua attività pastorale. Egli non si limitava a lamentare il male presente, né a guardare nostalgicamente ai tempi passati; e neppure preannunciava avveniristiche visioni utopiche. Come fondatore del movimento di Schönstatt egli ha cercato di educare alla libertà, affinché ogni uomo divenga consapevole della propria originalità e plasmi la sua storia personale aprendosi al dio della vita e nella solidarietà con gli altri. Esattamente per questo egli mise in guardia dal pericolo della massificazione. E ben presto si oppose al regime di Hitler, il che ebbe come conseguenza che dové sopportare tre anni e otto mesi di prigionia nel campo di concentramento di Dachau.

Un altro significativo contributo sta nella sua alta considerazione dei legami umani come via per una profonda unione con Dio. “L’uomo più soprannaturale deve essere il più naturale”, questa era una sua convinzione e ci incoraggiava a vivere in tal modo un cristianesimo, che è capace di unire insieme l’umano e il divino.

Già nel 1920 egli predicava che la santità dei tempi odierni è la santità del quotidiano. La fede non è qualcosa che esiste separatamente dalla vita familiare, dal lavoro, dall’amicizia, dalle preoccupazioni economiche, dall’arte e dalla politica. E’ necessario costruire ponti tra la realtà della vita quotidiana e la realtà soprannaturale. Rendere gli uomini pronti all’incontro con il Dio della vita e della storia, questa era la grande passione di Padre Kentenich. La sua esperienza personale e i lunghi anni di accompagnamento spirituale di moltissimi uomini e donne lo hanno portato ad elaborare una pedagogia ed una spiritualità fatta su misura per l’epoca odierna. 

La figura della Madre di Dio occupa un ruolo di spicco nel contributo di Padre Kentenich. Nessuno come lei ha fornito l’esempio di sequela a Cristo in mezzo alla vita quotidiana, nessuno, tra i redenti, ha mostrato un’apertura maggiore alla volontà di Dio Padre, nessuno ha vissuto in questa solidarietà con i propri simili. Incontrare Maria significa incontrare i valori che oggi sono necessari per una testimonianza cristiana credibile e autentica. Padre Kentenich era convinto – come pure Giovanni Paolo II - che Maria ha la missione di imprimere i lineamenti di Cristo nel cuore degli uomini e nella cultura dei popoli. Perciò già da giovane strinse un’alleanza d’amore con lei e si mise completamente a sua disposizione. Maria lo ha educato alla sequela di Cristo e avrà cura che il suo contributo alla chiesa sia fruttuoso.

 

Come è possibile sostenere il processo:

  • pregare per il buon svolgimento
  • vivere e annunciare il carisma di Padre Kentenich
  • trasmettere materiale informativo e testi di preghiere
  • trasmettere resoconti di testimonianze, preghiere esaudite e richieste di preghiera
  • sostenere finanziariamente con offerte libere